Cantautrice,
attrice, formatrice e voce attiva nel portare il valore delle arti-terapie fin
dentro le istituzioni della Camera dei Deputati. Definire Titta (all'anagrafe
Tiziana De Giacomo) semplicemente un'artista sarebbe riduttivo: la sua è un'identità
multidisciplinare che fa della vulnerabilità una bandiera e della musica uno
specchio sociale senza filtri.
Dal 12 giugno è
fuori su tutte le piattaforme e in radio il suo nuovo singolo,
"Cronika" (Mad Records), un brano pop-rock energico e tagliente che
affronta a viso aperto il burnout, la stanchezza cronica e il peso invisibile
della salute mentale in una società che impone ritmi disumani. Accompagnato da
un videoclip disturbante e dall'estetica psico-punk firmato da Armando Di
Lillo, il brano non è un semplice sfogo, ma il manifesto d'apertura di un
viaggio molto più ampio: il progetto “FUORI ASSE – carta celeste per stelle
inclinate”.
Abbiamo fatto una
chiacchierata con Titta per farci raccontare la genesi di questa
"vampira" chiamata stanchezza, la necessità di rallentare per tornare
a guardare il mondo e l'importanza vitale di imparare, finalmente, a fare
amicizia con le nostre imperfezioni.
Ciao Titta! La tua identità artistica
è incredibilmente ricca e sfaccettata, muovendosi con naturalezza tra la
musica, la recitazione, la formazione e persino gli speech alla Camera dei
Deputati sul valore terapeutico delle arti-terapie espressive. In un percorso
multidisciplinare così profondo, come e quando è nata la tua specifica passione
per la forma-canzone?
Credo
sia nata quando cantare le canzoni degli altri non mi bastava più. Scrivevo da
sempre e cantavo da sempre, ma “sempre” separatamente. Finchè un giorno ho
scritto un testo e ho chiesto su facebook “qualcuno che conosco ha voglia di
metterlo in musica?” …e da lì è partito tutto.
Ho
iniziato a scrivere canzoni perché chi era “come me” potesse riconoscersi in
qualcosa/qualcuno.
Dal 12 giugno è disponibile sulle
piattaforme e in radio il tuo nuovo singolo "Cronika".
Spieghi che il brano è nato in un momento di totale svuotamento fisico, mentre
il mondo intorno continuava a chiederti di correre. Ci racconti la genesi e il
bisogno interiore da cui ha preso vita questa traccia registrata al Mad
Records?
Con
piacere. Sono anemica da sempre, ok, non “da sempre”, ma da molti anni. Da
quando mi hanno scoperto i primi fibromi uterini, da quando ho avuto le prime
emorragie. Qualche anno fa mi sono sottoposta ad un intervento di chirurgia
bariatrica che ha diciamo accentuato questo problema. Da allora ogni circa sei
mesi faccio flebo di ferro e a volte il mio corpo non assimila neanche quelle.
Il corpo resta indietro, stanco, mentre la mia testa, iperattiva, vorrebbe fare
tutto e di più. È frustrante ma ho imparato che il corpo va ascoltato. Se
“tutti” ce la fanno e io mi sento stanca, allora posso e voglio sentirmi libera
di dire “ok, no, sono stanca, non posso”. E se gli altri mi giudicano per
questo, perché lo fanno, beh, ho imparato a dirmi un sonoro e poco delicato
“sticazzi”… anche se sempre con una sonora dose di sensi di colpa conditi con
“non faccio abbastanza”, “dovevo fare di più” e tutto il circondario.
Purtroppo
il mondo non è fatto per chi va piano, eppure a volte è pure più bello, perché
certe “cose” puoi vederle solo quando rallenti.
Quindi
forse mi sento anche fortunata infondo, per questa lentezza che ho dovuto
imparare, perché mi ha insegnato che devo smetterla di cercare di stare sempre
al passo con gli altri, col mondo. Il mio compagno è un maestro in questo.. se
è stanco dorme, non ci sono scuse. Ed è giusto così.
Nel brano si incrociano in modo lucido
e senza filtri temi complessi come il burnout, la stanchezza cronica e la
salute mentale, descrivendo "un
cranio pieno d'aria con gravità svanita" e la grinta cercata in una
lattina di Red Bull. Che tipo di atmosfera sonora e testuale si respira in
questo pezzo e come siete riusciti a trasformare la fatica in una presenza
reale e quasi "vampiresca" con cui convivere?
Cronika
è una vampira, è quella stanchezza fisica che ti sfinisce anche mentalmente. È
non riuscire a concentrarsi, scordarsi cosa stavi dicendo a metà del discorso,
è non ricordarsi dove hai parcheggiato e cercare la macchina per 40 minuti in
mezzo a una crisi di panico perché stai facendo tardi a lavoro, è quando cerchi
le parole nella testa ma non le trovi. Cronika è sentire la testa vuota come un
palloncino, come un sacchetto di plastica vuoto che danza in mezzo alle foglie
secche in autunno, cullato dal vento.
La
Red Bull è stata, e molto spesso è ancora, una (troppo) dolce e molto efficace
compagna di viaggio. Quando non sai come fare a tenerti in piedi ma non ti vuoi
fermare ti aiuta. Diciamo che, per qualche ora, ti fa quasi credere di essere
tornata “normale”… spoiler: quella sensazione passa in fretta.
Ho
voluto un’identità pop-rock per il brano, perché non volevo che sfociasse nel
lamento ma piuttosto nel volercela comunque fare, nella voglia di vivere e di
mordere la vita, nonostante tutto.
Il titolo "Cronika" dà un nome proprio e un'identità precisa a
questa condizione debilitante. Come è avvenuta la scelta di questa parola e
come avete tradotto questo concetto dal punto di vista visivo nella copertina e
nell'estetica psico-punk e disturbante del videoclip diretto da Armando Di
Lillo?
Abbiamo
scelto di creare un vero e proprio personaggio e di renderlo co-protagonista
del video. CRONIKA nel videoclip è interpretata da una mia collega, Anna Bucci,
che ha curato anche la parte coreografica dei movimenti. Il senso era
comunicare una presenza continua, costante, cronica. Come qualcosa che non ti
abbandona mai. La scelta finale? Imparare a ballarci insieme, perché quando
qualcosa non può essere cambiato, è meglio imparare a farci amicizia e a
trovare quello che di positivo può regalarci, perché qualcosa di positivo c’è sempre.
La vita accade “per” noi, non “a” noi… ed è piena di messaggi, sta a noi
scovarli e farne tesoro, anche se a volte non ci piace il “come”.
Mettendo da sempre la vulnerabilità e
la critica sociale al centro della tua narrazione (pensiamo a brani come "Ostaggi", "Mimma" o "Perfetta"), l'arte per te ha un forte valore
comunicativo e terapeutico. C'è un progetto artistico o performativo
particolarmente ambizioso a cui vorresti dare vita, prima o poi, unendo tutte
le tue anime professionali?
Sicuramente
vorrei tornare a fare spettacoli per beneficienza, ma prima adesso voglio
pensare a me. Non si può aiutare nessuno se prima non si è apposto con sé
stessi.
Mi
piacerebbe fare dei progetti di scrittura e musica nelle scuole, questo si. I
ragazzi di oggi hanno bisogno di esprimersi e di essere ascoltati.
"Cronika"
non è un episodio isolato, ma rappresenta ufficialmente il primo fondamentale
tassello del tuo nuovo percorso intitolato “FUORI
ASSE – carta celeste per stelle inclinate”. Cosa ci riserverà la tua musica
nei prossimi mesi e come si svilupperà questo affascinante viaggio incentrato
sulla resistenza e sul riscatto delle fragilità?
Si,
"CRONIKA" è il primo tassello di un progetto molto più ampio che ho
deciso di chiamare FUORI ASSE – carta celeste per stelle inclinate. È un
viaggio che attraversa la salute mentale, il corpo, le relazioni, il lavoro
artistico, la neurodivergenza e, soprattutto, il rapporto che impariamo ad
avere con le nostre fragilità. Ogni brano racconterà un'inclinazione diversa,
senza cercare una redenzione perfetta o una soluzione definitiva. Mi interessa
raccontare la possibilità di restare autentici anche quando la vita ci mette
fuori equilibrio. In fondo, credo che la vera forza non sia diventare perfetti,
ma imparare ad abitare le proprie imperfezioni. È questo il filo rosso che
unirà tutta la musica che pubblicherò nei prossimi mesi.