Froyd e l'energia viscerale di "Icaro": «La musica come missione e denuncia contro i limiti imposti»


Dalla scintilla di un riff in sala prove fino alla potenza visiva ed espressiva della copertina, Froyd racconta la genesi di "Icaro". Sulle pagine di Ophelia Blog, il cantautore e chitarrista svela il legame viscerale con il suo strumento, l'esperienza complessa che ha ispirato il singolo e le visioni artistiche per il futuro.

La musica per te non è un semplice passatempo, ma una necessità comunicativa: da dove nasce questa urgenza viscerale e come si è accesa la tua passione?
La mia passione per la musica è nata fin da piccolo tra le mura di casa mia. Mio padre mi ha sempre fatto ascoltare dischi di musica rock blues e folk. Ho imbracciato la chitarra a 10 anni per poi frequentare una scuola di musica di Milano dove ho potuto affinare la tecnica e lo studio del strumento in generale. Col tempo questa passione si è accesa sempre di più fino a trasformarsi in una missione di vita.

Entriamo nel vivo del tuo nuovo singolo, "Icaro": in quale momento è scoccata la scintilla che ha dato vita alla canzone?
È nato tutto con il riff di chitarra. Stavamo jammando in sala prove quando mi è venuto questo riff interessante, poi da lì si è sviluppato tutto il brano. Appena ho fatto ascoltare le registrazioni delle prime prove di Icaro al mio amico e produttore Antonio Citarella, in arte Nubula, abbiamo capito subito che il pezzo aveva potenziale e ci siamo messi al lavoro per dargli la migliore veste sonora.

Tra riff distorti, un'attitudine rock autentica e venature elettroniche, che atmosfera e che tensione emotiva si respirano ascoltando il pezzo?
Frenesia e tanta energia.

Il richiamo al mito di chi vola troppo vicino al sole è immediato: come è nata l'idea del titolo e quale immaginario visivo avete voluto imprimere nella copertina del brano?
Qualche anno fa ho vissuto un periodo davvero cupo e complicato. Era appena finita una relazione importante ed ero letteralmente sommerso da mille cose da preparare tra lavoro e università. Ho veramente rasentato il famoso burnout. Dunque sentivo il bisogno di denunciare questa condizione terribile e la figura mitologica di Icaro mi sembrava perfetta. Infatti oggi prevale una mentalità malsana che ci spinge a superare sempre i nostri limiti fino a consumare la nostra salute psicofisica. La mia amica e artista Barbara Basile, in arte The Passenger, è riuscita perfettamente a tradurre in immagine questa particolare condizione e se notate bene ci sono alcuni frammenti dei versi del brano in copertina, è un suo marchio di fabbrica e io lo trovo molto originale ed interessante.

Guardando oltre la quotidianità dello studio e dei live, c'è un progetto artistico, un concept o una collaborazione da sogno a cui vorresti dare vita prima o poi?
Mi piacerebbe molto poter collaborare in futuro con alcuni artisti a cui mi sento affine, come Wepro, o grande sogno, i Verdena. Per il momento lavoro per dare un'identità e un valore sempre più forte al mio progetto.

"Icaro" segna un capitolo intenso della tua produzione: cosa dobbiamo aspettarci dalla tua musica e dai tuoi concerti nei prossimi mesi?
Tantissima energia, coinvolgimento e nuove uscite e sorprese.