Un viaggio sonoro ed emotivo che attraversa dipendenze affettive, notti introspettive e groove liberatori. Con il nuovo EP "Storie D'annate", Pete Jersey racconta la complessità dei legami umani senza filtri. In questa intervista per Ophelia Blog, l'artista svela l'aneddoto curioso dietro il missaggio in studio, il doppio significato del titolo e il valore liberatorio della forma-canzone.
Come è nata la tua passione per la musica e in quale momento hai capito che la forma-canzone sarebbe diventata lo strumento ideale per mettere a nudo le tue emozioni senza maschere?
Ho sempre avuto la necessità di cantare e di sentire melodie nella testa da replicare o di crearne delle nuove, fin da quando ero un bambino. Quando la passione incontra i sentimenti e le emozioni, il bisogno di esprimersi usando le proprie sfumature come strumento, diventa una vera e propria missione da portare avanti.
Che atmosfera si respira in questo nuovo EP, "Storie dannate"? Come si fondono la matrice synth-pop, le sfumature notturne e l'introspezione nei vari brani?
L'atmosfera di ogni brano viene cucita in base a ciò che esso esprime. I testi parlano di tematiche connesse tra loro, mentre le sonorità spaziano da quelle più cupe ed introspettive, a quelle esplosive, solari e ballabili.
C’è qualche aneddoto curioso o momento inaspettato accaduto durante le sessioni di registrazione e produzione del disco che ti è rimasto impresso?
Di solito i momenti di registrazione e post produzione sono molto impegnativi e li prendiamo seriamente, ma ho apprezzato molto la sorpresa di Choco, un cagnolino presente durante il lavoro in studio, che per tutta la durata del missaggio di "Quando arriva la notte" è restato in braccio a me, ascoltando e giudicando la canzone.
Come è avvenuta la scelta del titolo "Storie dannate" e quale visione racconta l'immagine di copertina rispetto all'anima del progetto?
"Storie D'annate" ha un doppio significato e si riferisce proprio a situazioni sia "dannate", in senso serio quanto ironico, sia d'annata, in quanto attingono anche ad un passato lontano dalla mia generazione. La copertina è come se simbolizzasse me, sottoforma di JP, versione brandizzata di me stesso, stretto da una mano femminile. Possiamo dire che rispecchia alla perfezione la complicità e la difficoltà dei legami tra le persone, ed è proprio ciò che canto in Storie D'annate. La copertina è uno scatto reale come tutto il resto.
All'interno della tracklist, tra pezzi come "Come due acrobati" e gli altri capitoli dell'EP, c'è una canzone a cui ti senti visceralmente più legato o che rappresenta il cuore pulsante del disco?
Non nascondo che "Via" ha dato letteralmente il via a questo progetto e nasce come liberazione dalla dipendenza affettiva che ho sperimentato anch'io, nelle modalità moderne ed introspettive. Non mi sento, però, di trattare meglio uno tra questi brani: mi emozionano tutti allo stesso modo e sono felice della qualità con cui li abbiamo realizzati e dell'identità che ciascuno di loro possiede.
Dopo la pubblicazione di "Storie dannate", cosa ci riserverà la tua musica nei prossimi mesi? Ci saranno nuovi tasselli visivi o appuntamenti dal vivo?
Sogno di portare dal vivo il prima possibile il mio mondo musicale, ma prima di ciò, ho intenzione di espandere in grande tutto il progetto. Questo significa nuova musica in arrivo e nuove prospettive.
