Roberto Vallerignani a Ophelia Blog: «La musica deve smuovere le coscienze, tra chitarre crude e urgenza narrativa»

 


Dalle prime formazioni liceali alle contaminazioni tra chitarre serrate, rock progressive e parola d'autore. Roberto Vallerignani si confida a Ophelia Blog tra l'urgenza etica di Ballarò, il valore simbolico di un titolo che evoca scambi e contraddizioni, e un ricco fermento creativo che spazia dalla letteratura con la raccolta Frame fino a nuovi progetti musicali e teatrali. 

Il tuo percorso compositivo rivela una ricerca meticolosa e una grande maturità espressiva: come e dove nasce la tua passione per la musica?

In primo liceo iniziai a suonare la chitarra. In quarto, con un mio amico, avevamo messo su un gruppo che preferiva suonare musica propria piuttosto che cover. Un genere strano, tra rock, folk e progressive che aveva attirato l’attenzione di un’etichetta discografica. Dovendo decidere cosa produrre, il gruppo, i De Sade, iniziò un confronto serrato tra l’anima sperimentale e quella piu commerciale che ci portò allo scioglimento. Evidentemente eravamo convinti di essere i Beatles.

"Ballarò" non è solo un brano d'impatto ma una presa di posizione etica contro l'indifferenza che circonda i drammi del Mediterraneo: qual è stata la scintilla originaria che ha fatto scaturire il testo e la struttura musicale?

L’insopportabile indifferenza che ammanta l’argomento, spesso retrocesso a una contabilità fredda e ipocrita. Come se quei numeri non fossero esseri umani. Il Mar Mediterraneo è stato per secoli luogo di contaminazioni, di scambi di culture, di commercio. Ora si è trasformato in una tomba di creature che cercano qualche speranza altrove.

Tra la tensione narrativa del testo e le architetture sonore d'ispirazione progressive e cantautorale, che tipo di atmosfera hai voluto ricreare per condurre l'ascoltatore dentro la canzone?

Qualcosa che fosse di immediato impatto. Subito chitarre serrate e un ritmo che prova ad attrarre l’attenzione. Crudo, un po’ grunge, che sfocia in qualcosa di più riflessivo nella parte centrale del brano, per poi esplodere nel finale. La chitarra molto presente e il refrain di pancia dovevano smuovere le coscienze. Speriamo di esserci riusciti

"Ballarò" evoca un crocevia storico di culture, volti e storie: come è nata la scelta di questo titolo così evocativo e come dialoga con l'impostazione visiva della copertina?

Ballarò è un luogo di scambi, non solo commerciali. Un mercato dove convivono culture diverse, colori diversi. Ma anche un luogo dove si agisce spesso di pancia. Mi attirava questa idea. Il pescatore che tira a bordo creature morte di indifferenza.

C'è un progetto nel cassetto – magari un concept tematico o un'opera di più ampio respiro – a cui desideri ardentemente dare vita, prima o poi?

Sto lavorando a un nuovo album progressive, il secondo episodio di Camel Obsession. Ho già pronti alcuni pezzi. Intanto, in questi giorni è uscito Frame, una mia raccolta di racconti edita da L’Arca di Noè. E sto rivisitando un musical rock, Ogni bambino è un Re, che ha come tema la natività. Un presepe vivente rock e laico.

Cosa riserverà la tua musica a chi ti segue nel corso dei prossimi mesi?

Intanto, ho realizzato un nuovo videoclip tratto dall’album Dell’amore e di altre inezie, che farà seguito a Ballarò: Il muratore. Vediamo come va, poi penseremo a qualche presentazione live.