Per Dario Distasi, la musica è una vocazione che ha saputo evolversi nel tempo: da ragazzino stregato dalle corde di una chitarra a cantautore capace di asciugare il proprio stile fino a renderlo essenziale e sincero. Il suo ultimo singolo, "Forever", nasce da una profonda osservazione del nostro rapporto con il tempo e della tendenza a mitizzare il passato. Attraverso un sound che fonde loop elettronici vintage e chitarre acustiche moderne, Dario costruisce un’atmosfera sospesa, quasi onirica, dedicata a quei momenti che diventano "intoccabili" nel momento stesso in cui vengono vissuti. Abbiamo chiacchierato con lui della sua passione per le colonne sonore, della collaborazione con grandi nomi come Michele Placido e di un anno, il 2026, che promette di essere tra i più prolifici della sua carriera.
Dario, la tua passione per la musica sembra quasi una vocazione naturale. Ci racconti com'è nata e come si è trasformata nel tempo la tua scrittura?
Gli inizi sono legati alla chitarra, strumento che mi ha stregato da ragazzino e al quale ho dedicato molti anni di studio. In un secondo momento, Ho realizzato che il miglior modo di esprimermi che avevo doveva allargarsi alla scrittura e che sarei stato io, dopo aver scritto per alcune band, ad interpretare i miei brani anche vocalmente. Avendo ascoltato e suonato molta musica, ho attraversato anche diverse fasi di scrittura, asciugando sempre di più il mio stile. Ho sempre meno paura di confrontarmi con linguaggi che una volta non avrei definito miei.
Parliamo di "Forever". Spesso le canzoni che parlano di concetti così assoluti nascono da riflessioni profonde: ci racconti la genesi di questo pezzo? È stato un lampo improvviso o un lavoro di lunga gestazione?
Questo brano nasce da un lavoro di osservazione, in particolare del rapporto con il tempo. Del tipo di mitizzazione al quale il passato va spesso incontro, che ne trasforma spesso il senso stesso. Ho immaginato di applicare questo processo ad una storia d’amore che ho immaginato, chiedendomi come sarebbe stato il revival di un rapporto che è stato importante in passato. Il lavoro musicale è stato più laborioso e mi ha richiesto molta ricerca.
Che atmosfera si respira in "Forever"? Hai cercato sonorità che dessero un senso di sospensione temporale o hai puntato su un pop più energico e presente?
L'atmosfera vive a metà tra un loop elettronico un po' vintage, dove una chitarra acustica invece molto moderna la fa da padrona e un chorus dolce, romantico e sognante.
Come dicevo, la parte più importante in termini di lavoro è stata quella alla ricerca del contrasto di sonorità che avevo in mente e per farlo funzionare.
Come è avvenuta la scelta del titolo "Forever" e quanto la copertina del singolo riflette l'idea di qualcosa che resta nel tempo, nonostante tutto?
Quando ho definito la storia dietro al brano, ho capito che alcuni momenti che restano nella memoria non lo fanno in seguito. Ci sono momenti che diventano intoccabili nel momento nel quale lì viviamo. Per questo, sono momenti esterni e sono quelli ai quali faccio riferimento nel brano. Il titolo non poteva che essere questo.
Oltre alla musica registrata, c'è un progetto artistico — magari un concept album o una collaborazione particolare — a cui vorresti dare vita prima o poi?
Mi piacerebbe molto tornare a lavorare per le colonne sonore, che sono una delle cose alle quali tengo di più. Quando ho avuto il piacere di scrivere le musiche per un docufilm, con la partecipazione tra gli altri di Michele Placido, per me è stata un'immensa soddisfazione.
Dopo il lancio di questo singolo, cosa ci riserverà la musica di Dario Distasi nei prossimi mesi? Quali sono le prossime tappe del tuo viaggio artistico?
Dopo un periodo in studio molto impegnativo e prolifico, ho promesso a me stesso che avrei riempito questo 2026 di musica.
Ad aprile ce ne sarà di nuova ed è qualcosa a cui tengo particolarmente, quindi vi invito a controllare le mie pagine social
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