C’è un momento preciso in cui il sovraccarico emotivo smette di essere solo rumore interiore e diventa un blocco totale, un cortocircuito dell’anima. È proprio in questo fermo immagine psicologico che nasce "Tilt", il nuovo singolo di Grace. In questa intervista esclusiva, la cantautrice si mette a nudo, raccontandoci come la musica sia diventata la sua valvola di sfogo vitale per non "andare fuori giri" e come sia riuscita a trasformare un senso di smarrimento alienante in un’energia rock cruda e vibrante. Dalle radici della sua passione nata per necessità, fino al desiderio di scuotere il pubblico con progetti futuri fuori dagli schemi, ecco il racconto di un’artista che ha deciso di fare della propria vulnerabilità un’esplosione di verità.
Come è nata la tua passione per la musica e in che modo è diventata il tuo "sfogo" per non andare mai fuori giri?
La musica per me non è mai stata una scelta, è stata una necessità. È nata molto presto, in casa, in un ambiente dove c’era amore ma anche tanta intensità emotiva. Crescendo, ho vissuto momenti molto forti, anche difficili, e il canto è diventato il mio modo per non implodere. Quando non riuscivo a dire le cose, le cantavo. Quando non capivo cosa mi stava succedendo, lo scrivevo. È il mio modo per restare lucida quando tutto dentro di me rischia di andare fuori controllo.
Parliamo del tuo nuovo singolo, "Tilt". Quale situazione o emozione specifica ti ha spinto a scrivere un brano che parla di un vero e proprio blocco del sistema?
"Tilt" nasce da un momento in cui mi sono sentita completamente sovraccarica. Emozioni, aspettative, relazioni… tutto insieme. È quella sensazione in cui sei talmente piena che non riesci più a reagire, come un sistema che crasha. Non è solo dolore, è confusione, è rumore mentale. Volevo raccontare proprio quel punto preciso in cui non ce la fai più a reggere e qualcosa dentro si spegne per proteggerti.
Che atmosfera si respira in questo pezzo? È un brano che punta più sull'energia esplosiva o sul senso di smarrimento che il titolo suggerisce?
È un mix. Parte da uno smarrimento molto forte, quasi alienante, ma si trasforma in energia. Non è un pezzo passivo, è una reazione. È come se prendessi quel caos e lo trasformassi in qualcosa di potente. Quindi sì, c’è il senso di perdita di controllo, ma anche una spinta rock, nervosa, viva. È proprio il contrasto tra blocco e esplosione.
Com'è avvenuta la scelta del titolo e della copertina? Hai voluto rappresentare visivamente quel momento in cui "le luci si spengono" o tutto va in confusione?
Il titolo è arrivato in modo molto naturale, perché “tilt” è esattamente la parola che descrive quello stato mentale. È immediata, visiva, quasi fisica. Per la copertina volevo proprio quell’effetto: qualcosa che non è più stabile, che glitcha, che perde il controllo. Non qualcosa di pulito, ma disturbato. Come quando tutto si sfasa e non riconosci più niente, nemmeno te stessa.
Un progetto ambizioso o fuori dagli schemi a cui vorresti dar vita, prima o poi, per "mandare in tilt" le aspettative del pubblico?
Sì, assolutamente. Vorrei creare un progetto che unisca musica, performance e storytelling visivo in modo molto forte, quasi teatrale. Non solo concerti, ma esperienze immersive. Qualcosa che ti scuote davvero, che ti mette a disagio e poi ti libera. Mi piacerebbe portare il pubblico dentro la mia testa, senza filtri. Quello sì che sarebbe un vero tilt.
Cosa ci riserverà la tua musica dopo questo singolo? "Tilt" è il preludio a una nuova fase più sperimentale?
"Tilt" è sicuramente un punto di svolta. Sto andando verso qualcosa di più crudo, più diretto, meno costruito. Più verità, meno paura. Non so se definirla sperimentale, ma sicuramente è una fase più
