Il Socio Unico torna con “Muoviti”: un singolo rock che invita a reagire


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“Muoviti”, Il Socio Unico firma un singolo rock diretto e consapevole, nato dall’urgenza di reagire e mettersi in discussione. Ispirato al pensiero di Schopenhauer, il brano non si limita a raccontare il disagio contemporaneo, ma lo trasforma in un invito all’azione, al movimento, all’ascolto di sé e degli altri. In questa intervista per Ophelia Blog, l’artista ripercorre le origini del progetto, la genesi di Muoviti e le prossime tappe di un percorso musicale in continua evoluzione.

Come è nata la tua passione per la musica?
Sono cresciuto in un ambiente molto allegro: negli anni ’90 i miei organizzavano spesso feste e mio padre suonava la batteria. Lo ricordo vagamente mentre suonava una delle ultime volte, al diploma di mia sorella. Poi, improvvisamente, la batteria sparì. Per anni ho chiesto a mio padre di tirarla fuori, ma non c’era spazio in casa. Un giorno, però, la trovai sepolta in garage. Gli chiesi di montarla e da lì non l’ho più abbandonata. Oggi quella batteria (una Ludwig Super Classic del ’69) dorme con me in camera ed è la stessa che uso per registrare i brani de Il Socio Unico. Dopo molti anni come batterista in diverse band tra Italia e Londra, ho sentito il bisogno di scrivere testi e musica. Così, da autodidatta, mi sono avvicinato alla chitarra e al microfono e ho dato vita a questo progetto insieme a Roberto e Andrea, fedeli compagni di viaggio e membri essenziali di questo percorso.

Parliamo del tuo nuovo singolo "Muoviti". Come è nato questo brano e in che modo si lega alla tua visione del mondo?
Se nella prima domanda ho detto di essere un autodidatta, qui se ne capisce fino in fondo il senso. Muoviti è nato in sala prove, sbagliando un altro brano. Uso spesso capotasti particolari e accordature aperte e, andando molto a sentimento, ho spostato il capotasto: da lì è uscita una sonorità diversa che mi ha ispirato un nuovo giro armonico. A quel punto abbiamo smesso di provare e abbiamo iniziato a scrivere. Nello stesso periodo stavo leggendo L’arte di conoscere se stessi e, in modo quasi naturale, testo e musica si sono incontrati lungo questo percorso, che fino a quel momento correva su binari paralleli. Muoviti nasce proprio da lì: dall’esigenza di ascoltarsi e ascoltare gli altri, mettersi in discussione e non restare fermi in determinati schemi mentali.

Che atmosfera si respira in questo nuovo singolo e come sei riuscito a tradurre in rock il pensiero di Schopenhauer?
Il fatto che il brano avesse inizialmente un altro ritornello è ormai risaputo. Quando lo abbiamo presentato alla nostra casa discografica, Matilde Dischi, Davide Maggioni, il nostro manager, ci ha subito spinto a fare di più: il brano era interessante, ma mancava qualcosa. La versione precedente, infatti, non aveva questo ritornello. Quello originale continuava a ribadire il pensiero del filosofo, senza una reale rielaborazione critica di una visione molto estremista. Fu lì che capimmo che il ritornello doveva diventare una risposta a quel concetto. Da quel momento si è trasformato in Muoviti: un invito all’azione, al movimento, a reagire. È così che il pensiero di Schopenhauer ha trovato una traduzione rock, non come accettazione passiva, ma come presa di posizione.

Come è avvenuta la scelta del titolo e della copertina? Rappresentano una rottura con l'immobilismo di cui parli nel brano?
La scelta del titolo è stata quasi automatica. Una volta trovato il ritornello giusto, è stato il brano stesso a scegliersi il nome. Muoviti è diventato una conseguenza naturale di quello che il pezzo stava dicendo. La copertina è opera del nostro fotografo ufficiale, Mario Noto, uno sguardo attento capace di cogliere il significato di ogni nostro brano e rappresentarlo al meglio. L’immagine è stata scattata sul set del videoclip del singolo e vede come protagonisti Naser, già protagonista del video, e Malcom Lilley, cantante inglese noto per la collaborazione in All I Wanna Do di Jo Jo Zep & the Falcons, che nel video interpreta l’allenatore di Naser.
 
Un progetto a cui vorresti dar vita, prima o poi…
Mi piacerebbe realizzare un concept album: vorrei che non ci fossero pause tra un brano e l’altro, magari collegandoli con elementi che rappresentino qualcosa di forte e abbiano un filo comune, così da poterlo ascoltare come se fosse un film senza interruzioni.

Cosa ci riserverà la tua musica nei prossimi mesi, dopo il lancio di questo nuovo capitolo?
Tra qualche mese uscirà la nostra interpretazione di un brano di Franco Battiato. Inoltre, stiamo già lavorando al nostro prossimo singolo, Houston abbiamo un problema, aiutati dalla direzione artistica di Guido Andreani. Siamo sicuri che la macchina di Matilde Dischi, insieme a Guido, saprà canalizzare le nostre energie per creare qualcosa di memorabile.