Intervista a Kanestri: “Nel buio” e il coraggio di mostrarsi fragili


“Nel buio” è il nuovo singolo di Kanestri, un brano che scava nelle crepe dell’anima e trasforma la solitudine in linguaggio universale.
Terzo tassello di un nuovo capitolo artistico, la canzone nasce da una notte milanese e da una frase appuntata quasi per caso – “Nel buio si vedono meglio le stelle” – diventata poi chiave di lettura di un sentimento più profondo: quello di chi, nel silenzio e nel disagio, trova la propria verità.

Cantautore viscerale e diretto, Kanestri affida alla musica il compito di farsi specchio e terapia, poesia e lama. “Nel buio” è un brano essenziale, emotivamente nudo, che racconta il bisogno di essere accolti anche nel proprio lato più fragile, senza filtri né maschere. Un racconto notturno che profuma di introspezione e che anticipa l’uscita del suo primo album, atteso nei prossimi mesi.

Per Ophelia Blog, Kanestri si racconta tra crisi trasformate in creatività, stelle osservate dai Navigli e nuove prospettive artistiche all’orizzonte.

Dalla passione per le corde della chitarra alla scrittura autoriale: come è nata l’esigenza di trasformare i tuoi sogni e le tue "verità scomode" in musica? 
Ciao ragazzi, è un piacere scambiare due parole con voi. L’esigenza è nata nel buio. Le crisi sono sempre il nuovo punto di partenza, e trasformare quelle energie negative in poesia mi rende vivo. La musica poi è il mio linguaggio. A volte cura, altre è uno specchio, spesso è una lama tagliente che mi ricorda chi sono, da dove vengo e cosa vorrei diventare. La mia terapia preferita.

"Nel buio" è il terzo tassello di un nuovo capitolo artistico: ci racconti come è nato questo brano e in che momento della tua vita si è presentato? 
“Nel buio” è figlia della solitudine. E Milano di notte mi emoziona sempre. Una sera camminavo in zona Navigli, non c’era nessuno se non le stelle. In cielo e nella mia testa. Ho pensato: "Nel buio si vedono meglio le stelle". L'ho appuntato, fatto risuonare dentro, tra le mie mancanze, facendo un parallelismo tra il buio del cielo il dolore che provavo. Ho finito il testo tornando a casa. L’ispirazione vera poi viene sempre mentre sei al lavoro.

Nel singolo descrivi un bisogno disperato di essere accolti anche nel proprio lato peggiore: che tipo di atmosfera hai voluto ricreare in studio per trasmettere questo senso di "messa a nudo"? 
Non ho ricreato nulla. Ogni volta che eseguo un mio brano, sia live che in studio, rivivo le stesse emozioni che l’hanno creato. E’ bello immergersi in quel mondo. Il lato peggiore di noi alla lunga viene sempre fuori, ed ho sempre avuto un debole per chi riesce a tirar fuori la costanza e la tenacia per prendersene cura.

Il titolo "Nel buio" evoca un'immagine molto forte: come è avvenuta la scelta di questo nome e come si riflette nel concept visivo della copertina? 
“Nel buio” nasce dal disagio e nella solitudine. E’ una canzone per quelli come me, i poco tolleranti che non si aspettano niente dagli altri ma in fondo ci sperano sempre un po. Chiamiamola timidezza. La cover è uno scatto dall’alto, da quelle stelle di cui parlo nel brano, di un grido d’aiuto strozzato. Nel buio di un sottoscala.

Oltre alla musica, c’è un progetto creativo o un desiderio particolare (un "canestro" speciale, per restare in tema) a cui vorresti dar vita prima o poi? 
Le mie canzoni nascono sempre perchè ho scritto qualcosa, ho capito che il contrario non mi da le stesse vibes e quindi non ne ho bisogno. Magari un giorno farò una raccolta di poesie, è un linguaggio che amo.

Sappiamo che il viaggio verso il tuo primo album è ufficialmente iniziato: cosa dobbiamo aspettarci dalla tua musica e dai tuoi live nei prossimi mesi? 
Ho scritto molte canzoni negli ultimi 2 anni. A giugno uscirà il mio primo album che includerà le più importanti, quelle che hanno catturato i momenti più amari e delicati della mia vita. Ci saranno altri singoli che anticiperanno l’uscita. Nel mentre sto scrivendo altre canzoni. E mi sento come se ancora non avessi iniziato.