Maila: “Il rumore delle emozioni che non ascoltiamo”


Con “Ma che rumore fa”, Maila firma un brano pop dalle sfumature malinconiche, sostenuto da un sound moderno che richiama le atmosfere pop/trap più attuali. Una canzone che parte da una domanda semplice ma potente: che suono fanno le emozioni quando restano inascoltate?

Nel testo prende forma la frustrazione di chi prova ad aiutare una persona amata a rimettere ordine nella propria vita, scontrandosi con l’impossibilità di guarire ferite che non dipendono da noi. Tra desiderio di protezione e rischio di annullamento, Maila racconta un sentimento universale con sincerità e delicatezza. 

In questa intervista per Ophelia Blog, l’artista si apre sul valore della consapevolezza, sull’importanza di non perdersi e sul coraggio di continuare ad amare senza smettere di esistere.

Il titolo “Ma che rumore fa” suggerisce qualcosa di invisibile ma potente: che “rumore” fanno davvero le emozioni non ascoltate?
Un rumore davvero forte. Possono essere silenziose ma in realtà fanno molto rumore appunto. E questo rumore lo può percepire solo chi ti vuole bene e ti conosce a fondo. Ed è di quelle persone che bisogna fidarsi. 

Nel brano emerge il desiderio di mettere da parte te stessa per proteggere un rapporto: quanto è sottile il confine tra amore e annullamento?
È molto sottile e grazie ad un aiuto psicologico ho capito che non può esistere un annullamento personale nel tentativo di salvare qualcuno che non vuole salvarsi in prima persona. Ma accettare questo è molto complesso. E comunque a prescindere, non bisogna mai smettere di amare e aiutare chi è importante per noi. 

Scrivere è stato più un atto di guarigione o di consapevolezza?
Entrambe. 

Hai mai avuto paura di raccontare un’esperienza così personale?
Si, ma l’ho superata pensando che avrebbe potuto far sentire meno solo chi si stava sentendo come me e stava vivendo una situazione simile, e allo stesso tempo che potesse guarire un po’ le mie ferite. 

Che messaggio vorresti arrivasse a chi oggi sta vivendo la tua stessa situazione?
Che c’è speranza e bisogna lottare per chi amiamo, ma che allo stesso tempo a modo loro prima o poi capiranno quanto abbiamo fatto per aiutarli e che devono trovare la loro strada da soli. Non possiamo salvare chiunque, ma possiamo provarci senza però appunto annullarci.